Storie di bulli

– Ma se voi passate dalla cucina vi do io da mangiare in più (bullo 1).
– Chi è che hai invitato? (bullo 2)
– Germana. Alessia. Maura. Viky. Laura…(riflessione e labbro in caduta. Bavoso. Sitibondo )..si chiama laura?
– Si. Laura.
– E di femmine, basta cosi? (bullo 3)
– Si, poi ho in classe una che sembra un maschio.
– Chi ? 
– Quella bassa. Coi capelli di  benza bruciata.
– La marika! (bullo 3)
– La marika…si. (bullo 1) Quella che è fidanzata con il tizio che ha la faccia da droga e che ha la sorella in terza.
– Aspetta, sono due quelle che sono in terza. (bullo 2 ruminante) La giulia e la…la…
– Togli il cappello. Oh! Togli sta miseria di cappello. (bullo 1)
– No. C’ho la cenere (bullo 2)
– Eh? Perché? togli il cappello e c’hai la cenere? (bullo 1)
– Oh, bello di mamma, vedi di non sporcargli le scarpe che quella è forfora! (bullo 3 mano tesa)
– Oh va bhe…(bullo 2)
– Cazzo, (bullo 3) ieri sono caduto dall’altalena tre volte. Che pure tu…
– Io? Ma che dici? (bullo 2 entrato in modalità mobbing)
– Ma si. Ti ha fatto cadere Amin 
– Ma che stai dicendo? (bullo 2)
– Ma dai che mi ricordo troppo bene te lo devi troppo ricordare! (bullo 3)
– Ma va me lo sarei ricordato… (bullo2)
– Mavvaffanculo che sei caduto!(bullo 3)
– Oh oh.. Vanzago…
– Esci. esci. (Porte in chiusura. Faccia da beota)
– Minchia, il cappello!

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S4

– …che ho visto che Vendono l’s4 a 350 euro.
– Si ma io non mi fido.
– Vabbhe magari sono privati che lo vendono.
– E la garanzia?
– C’è gente furba. Lo danno quando c’è ancora la garanzia quasi in scadenza e gli allocchi cadono. Io ho fatto la prova con il mio; sai quanti mi hanno scritto? Una caterba! Che volevo provare a prendere l’s4 o il mini.
– Il mini non mi piace
– Si è una presa per il culo.
– Proprio.
– Adesso mi sono scaricato  l’aggiornamento. Ci sono le calorie, lo sport, i battiti. Quelle cose lì…
Si informano i gentili viaggiatori che questo treno viaggia con un ritardo di …. 10 minuti. Trenord si scusa per il disagio.
– Ma non può fare un’ora di ritardo così non entro?
– Così ti chiamano a casa.
– See..
– Comunque io questo l’ho preso nuovo. Vabbhe, l’s4….  L’s3 lo trovi anche a 200 euro.
– Anche on line da Saturn
– Eh si. Ma tu vai da Saturn?
– Qualche volta.
– Ah.
– Però, giro.
-Quando ho 18 anni mi faccio l’s5 che c’è già il progetto in giro.
– L’ho visto.
– Tanto apro un conto. 20 euro al mese. Vuoi che non mi faccia 20 euro al mese?
– Ahivoglia!

Babele

 Trrrriii triiiiiii triiiiiii
– Eh… Mmmmmhhh… Ah… (uomo al telefono con mento lungo. Pelo rado.)
– Lunedì mattina quando sono entrata c’era già il mio collega che mi aspettava. E se pensi che viene da Cerro Maggiore (donna con capello chatouche tipo Aldo Coppola) fa tutti quei chilometri ogni giorno e non sgarra di un minuto.
– All’università non mi rompe le palle nessuno. Quando Jerry entra con la macchinetta e la sciarpa emicaglidicononulla. Faccio che se entro con i guanti neanche mi cagano (un certo Marco che ride come avesse una emiparesi.)
– Mmmmhh… Seee…  (pelo rado)
Stazione di Rho. Questo treno è diretto a… Treviglio
– Guarda. Guarda la gente che manco si può sedere (sottovoce – chatouche.)
– Se questi storditi continuano a ridurre i vagoni (sottovoce – amica chatouche), com’è che pensano che possiamo stare tutti seduti? Mi domando se almeno fanno una statistica. Non so, un conteggio…una cosa…
– Vabbbhe raga’ da pisciarsi addosso. Abbiamo fatto anche la lezione di canto che il prof ha fatto pure finta di non sentire. Minchia che fulminato (Marco risata emiparesi).
– Mamma.. (lagnoso). Mamma.. (lagnoso). Ma quando arriviamo? (voce di bimbo in fondo al corridoio)
– Adesso! (voce di mamma in fondo al corridoio che sbuffa sul vetro).
– Mmmmmhhh… Seee…. (pelo rado)
– Tu dove stai?  Ci sentiamoci a pausa pranzo (uno al telefono a destra, con un Nokia del 1968 tipo tenente Colombo. Gli mancano impermeabile e sigaro. )
– Ecchejerry gli diceva di no e lui faceva si con la testa. Porca che ridereeravamotuttipiegati. Raga il prof è impazzito (adepti sbellicati attorno a Marco emiparesi).
– Mmmmmhh… (pelo rado)
– No che non me la fanno  passare. Mi hanno detto che ci vuole la scia o la cia o la dia o la chenonhocapito. Se tu chiami in Agenzia delle Entrate non lo sanno neanche loro (capello chatouche). E se chiami il comune ti dice di chiamare l’Agenzia delle Entrate. Ma questi qui quando fanno le leggi manco ci pensano. Le fanno, ecchisenefrega se uno ha studiato o non ha studiato legge. Abbiamo dei politici veramente… guarda… veramente…
– E si. Sisisi (Nokia 1968). Eccerto che vengo lì. Mica mi ci voglio perdere la pizza.  Che mi pare di fronte c’è la Feltrinelli.
– £€$&^&;  pesto  £÷%#@$  tibaldi &/$#^@!  quando @#$/^&!/ (voce di donna a tratti al telefono Nokia 1968)
– Mmmmmmh…. aahh…. (pelo rado, che all’improvviso esplode) Comme t’addire che nun facciu u’ssignore!
(Silenzio tutti)
– Stomilanomilanomilano. Miiii ma chaggiā fa a stu payse che tuttifetenti stanno innanzi.Purelammulta m’hanno misso. Checivolevomettereundito nell’occhio. Indo culo su’meritava.
Prossima fermata. Milano villapizzone.
– Mmmm…. see… vhe… na… ma… ti chiamo a’ siira.
(Silenzio qualche attimo.)
– Mamma… (lagnoso), hai detto che arrivavamo.
– Si. Si. Adesso arriviamo (sbuffa). 
– Ma quando?
– Ufff…. adesso!

Curriculum

Lei, testa colorata:
– Ma se io te le mando tu riesci a farla?
Lui, occhialini e cuffia ad un orecchio:
– Si. Però come vuoi farla?
– Grande. Enorme.
– Ma per il curriculum non serve.  Basta una fototessera.
– Si ma che c’entra  Voglio che si ricordano la faccia. Una foto figa.
– Ah. Ma tanto hai già i capelli rossi. Uno si ricorda.
– Che c’entra. Sono tinti. Dove te la mando? Continua a leggere

Tunz tunz

Tunz tunz tunz tunz
– Ma sentilo… che maleducato.
Tunz tunz tunz tunz
– Si può tenere la musica ad un volume cosi alto?
– Ma è un cretino. Non lo vedi?
– Va va va va va come dorme!
Tunz tunz tunz tunz
– Che poi, con un musica cosi come cazzo fai?
– Guarda non lo so. Io non riesco manco a leggere.
Peperepere tunz tunz tunz…
– Ma porca… adesso glielo dico. Continua a leggere

Scende?

– Ma quelli di San Vittore Olona dove vanno a prendere adesso il treno?
L’altro annuisce mentre è in piedi con la sua borsa in pelle marrone ed un sorriso stampato in faccia che ha le fattezze di una paresi.
Gli occhi azzurri si rimescolano sotto le palpebre appesantite.
– Davèro – dice in un accento veneto che taglia le doppie consonanti.
– Misteri della fede. Adesso tolgono pure il servizio a Molino Dorino e lo mettono a piazza Firenze – insiste la donna seduta, sballottata dall’incedere costante del treno sui binari.
Tt tt  tt tt  tt tt Tt tt …
Il compare di viaggio, comodo sul sedile di lato, osserva in continuazione l’orologio e fa si con la testa anche lui.
Certo. Come no.
– Ieri  un’amica mi ha detto che c’era un incidente sulla tangenziale ovest e c’erano 4000 auto ferme nel parcheggio della fiera.
Quattro dita in alto.
Quattromila! Qua  ttro  mi  la!
– Ma va…
– Eh si…
Tt tt  tt tt  tt tt
– Ci pensi a trovarsi lì un venerdì al rientro dal lavoro? (lei)
Ma lui pare abbia una stecca di cerume nelle orecchie e si gira a parlare con quattromila.
– Ehi, ma pensa ale fière – sempre l’accento euganeo che elimina le doppie – Quela dell’artigianato fa uno sfacelo. Vedi a dicembre. Vedi il parchegio.
– Eh ma qui accorciano i treni. Io ho mandato l’ennesima mail di lamentela. (lei)
– Eh si – (Borsa in piedi) – Ma basta vedere in Vila Pizone!  C’è un casino. Sale il mondo. Gli universitari. Altro che mail. Un casino.
Fermata di Rho.
– Scusi mi fa passare?
Questo treno è diretto a… Treviglio
– Scusi. Scusi. Mi fa passare?
– E lo so. Scusi ma qui…
Spinge.
– Senta.  Ma lei scende alla prossima?
– No.
Spinge.
– Passi. Passi.
Tt tt  tt tt  tt tt…
Riprende il brusio.
– Ma da te hanno cambiato gestori dei clienti?
Tt tt  tt tt  tt tt
– Si. c’e stata un po di confusione perché queli chiamavano ma nesuno rispondea.
Sghignazza in veneto (il veneto) mentre un uomo enorme con il cappuccio in testa e gli occhi stretti che  guardano ancora gli abissi notturni si alza.
Deve scendere.
Mastica qualcosa.
Chiede spazio alla donna assisa.
– Si si. Mi sposto.
– Dovrei scendere.
– Si. Si. Ho capito.
– E che sono arrivato… scenderei adesso…
La donna si mette di lato. Impreca in silenzio. Sbuffa. Sbatte i piedi isterica. Ha la mascella rigida.
– Grazie.
– Prego – con i denti stretti – Si figuri, ci mancherebbe.
Questo treno è diretto a Treviglio
Tt tt  tt tt  tt tt Tt tt  tt tt  tt tt
– Ma hai visto?
– Eh?
– Non riuscivo a star seduta con quello li!
– Ah…

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Guarda quella

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Tlic. Tlic. Til. Tlic.
– Hai visto quella?
– Eh?
– Quella
Tlic. Tlic. Tlic.
Il ragazzo con la giacca a quadri che si è appena accomodato, si gira.
La osserva schifato.
La donna grassa ha lo sguardo ottuso, il labbro leporino e tremante.
Occupa tutto il sedile come fosse un principe regnante.
Tra le mani una sorta di tenaglia.
Tlic. Tlic. Tlic.
– Ma dai – risponde a bassa voce il tizio togliendo la giacca e sistemandosi la cravatta gialla. – Si sta tagliando le unghie. Continua a leggere