Vacanze (in cuffia: Oxmo Puccino – toucher l’horizon)

– …Belle vacanze, però, in questo momento della vita voglio stare da sola. Ho sofferto troppo.
– È chiaro.
– L’anno scorso ero andata con la macchina a Campo Marino. Eravamo noi quattro piu altri 5, però non eravamo solo noi quattro.
– No?
– No. Infatti.
– Ah..
– Eravamo tipo cinqueosei.
– Certo.
– I miei figli erano contenti che c’erano i cugini. La Chiara non ti dico! Forse quest’ anno ci sono le condizioni ideali per fare queste vacanze… siamo ancora, però, a febbraio.  Vedremo…
Italo vi da il benvenuto sul treno Milano-Roma. Il treno fermerà nelle stazioni di Bologna centrale . Firenze Santa Maria Novella. Roma tiburtina.  Roma ostiense.
– Tu fai come la figlia di una amica, la Laura, che al mare il padre aveva preso una barca e questa si è infatuata dello skipper di 50 anni. Uno con il tatuaggio e la bandana.
– Eh…
– Hai presente abbronzato, cicatrice sul braccio e faccia del pirata dei caraibi?
– Si conosco il genere.
– Tipo Dickens, il vecchio e il mare
– Hemingway…
– Si. Appunto. Un tipo cosi. Che poi, il bello è che lei voleva tornare giù a vivere con lui, con il dannato. E che gli vuoi dire?
– Pazzesco..
– “Consigliali il panettiere che c’e li sotto casa” gli ho detto al suo padre.
– Pover’uomo. Chissà che sofferenza.
– Si, una cosi brava persona, guarda.
– Ma lei è fidanzata?
– Ma va, ‘na zoccola.

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8 thoughts on “Vacanze (in cuffia: Oxmo Puccino – toucher l’horizon)

  1. Sarà perché inizia con l’ultima lettera dell’alfabeto, che l’epiteto ‘zoccola’ termina in modo così perentorio e impertinente tutte le conversazioni?
    (Immagino se sentissi i discorsi che faccio io, sui mezzi…).

  2. Anche se preferivo l’ interrogazione di chimica, sai rendere le banalità dette su un treno in corsa, un po’ più divertenti e forse meno banali. Condite con un po’ di fantasia. Oxmo Puccino… Roi sans carrosse. Piace anche a me. Fabiola

      • Avec le coeur sue chaque phalange. Ho sempre pensato che anche un treno possa essere il luogo di strane coincidenze. F.

      • Strano citare le “coincidenze” quando si parla di treni.
        Si tratta di attese, fermate e poi, spesso – nonostante l’idea della tappa successiva – ci si guarda indietro con il ricordo di quanto appena superato.

        On ne peut reprocher à tout le monde
        Le manque de compréhension profonde

  3. Attese, coincidenze, fermate e… valigie di sogni. Da togliere e magari mettere di nuovo dentro. Sarebbe bello parlarne nei tuoi brevi racconti. Le valigie e i sogni di chi viaggia.

    • Cara Fabiola di Massenzio, è per me difficoltoso parlare di valigie cariche di sogni e altro. E questo, perché non mi interessa farlo.
      Io raccolgo tra i vetri l’idiozia e la riverso in contenitori.
      Così com’è. Così come arriva: Lenta, letargica, floscia, a volte dissociata.
      Lasciamo la poesia di un abbaglio a chi di questo scrive. Riempiendo, svuotando, ricolmando.
      E mai fermandosi.

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