I benpensanti (in cuffia: evgeni’s waltz – Abel Korzeniowski)

 Si siede. Non sorride. 
Borsa gialla piena di verdure. La deposita ai suoi piedi Timidamente.
Gli occhi chiusi ed una sorta di smorfia dipinta tra naso e mento.Sembra stanchezza. Magari, solo i piedi doloranti.
Non si accorge dell’uomo con il cappello e la divisa, in piedi di fianco a lui.
– Biglietti.
E sembra non accorgersi neanche della lingua che sta parlando.
– Signore. Biglietti per favore.
E quello, allora, si alza. Si limita a non rispondere. Mostra la sua busta di verdure. La indica. 
In fondo, a parte la giacca ed una sciarpa blu, è l’unica cosa che ha con sè sul treno. 
– Cos’è, signore, fa finta di non capire? Le ho chiesto il biglietto, per favore.
E lui si gira. Sorride in una bocca larga e cariata. Annuisce agli altri passeggeri, al signore con il cappello e l’obliteratrice portatile.
– Dov’è che deve andare?
Ma è muto. E rimarrà tale fino al piano inferiore, accompagnato dall’uomo in divisa.
– Vengono a fare i signori nel nostro Paese.
– Che schifo.
Stazione di Rho. Questo treno è diretto a… Varese.
– Scenda, per favore. Mi spiace, ma qui non si può stare senza titolo di viaggio. Lì vendono i biglietti. Vada, signore. Vada.
E quello rimane con quel sorriso. Il volto rosso. Dietro le porte chiuse. Dietro i vetri. Dietro il treno.
Cariato. Umido.
Con la borsa gialla in una mano, un saluto gentile ed inutile nell’altra.
– E saluta pure, sto cretino. Che vergogna.
– Fanno i furbi, fanno. Vanno all’ortomercato e salgono gratis.
– Devi vederli quando c’hanno le rose. Che come cazzo le comprano?
– Eh, sì. Con i nostri soldi. Poi le tasse le paghiamo noi. Che a me è arrivata pure la Rai.
– Perché, l’hai pagata?
– Figurati. Mo’ regalo pure i soldi allo Stato.
Prossima fermata… Parabiago. 

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40 thoughts on “I benpensanti (in cuffia: evgeni’s waltz – Abel Korzeniowski)

  1. Certe volte nonn si sa distinguere. Poteva farlo sedere in un’altra carrozza se proprio voleva salvare la faccia con gli altri passeggeri. Certo, la ragione ce l’aveva lui, ma almeno evitaci la paternale che proprio non è il caso, visto poi il finale.

  2. Leggerti ascontando questa canzone di Korzeniowski fonde la tristezza di una storia comune, purtroppo, a tante altre, situazioni viste più volte e più volte commentate in merito alla giustizia o meno dei rispettivi gesti, alla felicità, personale, che mi riporta al momento, indelebile, in cui ho ascoltato la stessa per la prima volta.

    • Credo che sia necessario anestetizzarsi. Di situazioni ingiuste, sbagliate, incoerenti e cattive ne vediamo tutti i giorni. E tutti i giorni, forse, qualcuno lo aiutiamo.. Con un soldo, con una presa di posizione, con una parola buona, con un sorriso di comprensione e non di pietà. Mettersi nei “mocassini” degli altri (come direbbero gli indiani). Se il controllore avesse avuto in cuffia quella canzone, mi piace pensare che avrebbe reagito in modo differente.

  3. Non è nient’altro che la paura di diventare come quell’uomo che fa diventare così stronzi… si preferisce ignorare o insultare perché è come anestetizzarci dalla paura. Per me, comunque, la strada giusta è sempre l’accoglienza. E purtroppo per il carattere che ho non so mai stare zitta, quando sento cose del genere, la provocazione in me esce fuori …

    • Ogni nota potrebbe essere il sottofondo di qualcosa. Un racconto, un dialogo su un treno, un incontro. L importante e’ che siano le note giuste.

  4. Ho viaggiato tanto in treno e leggendo questo post mi sono ritrovata nel preciso insieme di sensazioni che provavo tutte le (troppe) volte che si presentava una scena del genere, da qualche parte al di là del muro degli auricolari; fastidio e disgusto, ma anche quella “cosa” indescrivibile che è ascoltare musica mentre il tragitto prosegue e le comparse transitano. Leggendo anche altri post, li trovo quasi fotografie multi-sensoriali (pare anche di risentire l’odore sul regionale… ovviamente, senza offesa per i tuoi post!). Qualcosa mi dice che divorerò questo blog!

  5. Ecco in questo caso un’evviva proprio non ci sta. Ma la descrizione del marciume fatta da Sorrentino, per quanto lui si sia concentrato sull’alta società, è vera. Che scena terribile.

  6. Ho assistito ad una scena simile pochi giorni fa. Il controllore ha fermato una coppia che voleva salire sul treno e che forse conosceva già, perchè non avevano il biglietto. Il controllore era un ragazzo giovane, sulla trentina. E a guardarlo in faccia a fare questa cosa è stato male. Non c’era indifferenza nel suo sguardo ma sembrava un dolore sordo che doveva mandare giù per fare il suo lavoro.

  7. Buongiorno, sai ero di passaggio, perché non anche salutarti?
    Che canzone affascinante… Prima avevo letto il racconto, ma non l’aveva capito, poi riletto, e pian piano e finalmente, mentre mi distraggo leggendo i commenti prima di arrivare alla casella dove scrivere un piccolo commento, poi niente, sono le undici e non ho fatto colazione, neppure preso un cappuccino, come si può “pensare” sotto queste condizioni?
    Che bel racconto, devo dire, mi piacciono le storie paradossali di vita quotidiana.
    Soffro ogni tanto di fatica mentale, credo… una sensazione di svuotamento indicibile, che mi rendono insensibile e disattenta…
    Ciao.

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