Chi sputtana chi (in cuffia: Love it – Brandi D.)

“Se la guardi così è stata pure una serata carina. C’era un figo biondo con un culo pazzesco che ha fatto lo spogliarello. Anche se poi, alla fine, la cretina si è rotta il piede…”
“Hxhynbgjlk hjkkl..crrr…crrr…”
“Eh? Non ho capito.”
“Hxhynbgjlk hjkkl hgfhh”
“Ah. Perché stava ballando, l’oca. Cantava, beveva, cozza come al solito, è caduta. Si è spaccata il metatarso. Adesso è tutta ingessata.”
“Jkgjj kkjhh hggjjg” 
“Massì, finisce che toglie il gesso un giorno prima del matrimonio, che il medico le ha detto che dovrà mettere i sandali, che se mette i tacchi compromette tutto. Te la vedi? Già era una tamarra di suo. Adesso coi sandali quando si sposa, chefiguradimerda. Sai la Mary che ha detto? che l’ha vista andare dalla sarta per farsi accorciare il vestito che se no, che fa? una scarpa ed una ciabatta? Ridicola, guarda. Ridicola.”
“Hjkfgh kkkll?”
“Allora non lo sai.”
Si volta verso l’amica di fianco. Come Peter Falk in Colombo, copre con una mano il telefono “non lo saaa!” le sussurra lungamente in un orecchio. “Non sa del tizio”. L’occhio un po’ chiuso, l’altro aperto. Riprende la conversazione all’apparecchio, con un sorriso niveo e smaltato. Una cicatrice sulla faccia.
“Indovina un po’ chi l’ha accompagnata la sera in ospedale?”
“Hndgthvk…”
“Noo. Tipregoindovinadai.” 
“Hjdyuk?”
“Ma va! L’ha portata in auto il figo dello spogliarello. Quello biondo con il culo fantastico che ballava tipo cobra.”
“Hklyujjj jkllk….”
“Credici. Tipregocredici! Si sono pure scambiati i numeri, ed adesso si scrivono su whatsapp e sullemmail. Chissà Gianni, povero. Prima del matrimonio. D’altronde, non è che puoi dire di no. Sempre stata un po’ zoccoletta Silvia, dai.”
“Bklhf klhhjk?”
“Ti dirò, io manco ci volevo andare, però devo, sennò succede un casino con mia cognata che ci va in palestra da sempre. Comunque metterò la borsa argento e le scarpe argento. Anche se poi non stanno niente bene con le gambe color latte scaduto. Devo fare una lampada urgente. ”
“& & &…bzz…crrr..”
“Non ho capito. Eh? Pronto? ”
“Vbgjkjh jkjggg..”
“Dicevo, non stanno bene con le gambe bianche che sembrano latte di soja. Vedi tu. Con la borsa di argento.”
“Gjkkuik hkk… zzzz…crrr”
“No, no! Soja! Ho detto gambe di soja. Pronto?”
“Jkkjgg bz..crrrr…. crrrrr…”
“Pronto? Pronto?”
Stazione di… Milano Lancetti. Prossima fermata  Porta Garibaldi.
“Caduta la linea?”
“Sì. Che palle. Questa ha capito troia ed io dicevo soja”
“Eh va bhe, dai. Tanto, con la borsa d’argento…”
Il ghigno di un untore, a Milano, tra Renzo, Lucia, capponi, don Abbondio e Bravi, avrebbe sortito meno effetto.
L’altra ci pensa. Osserva l’amica, l’untore, l’angelo del male con la peste in bottiglia.
Guarda poi il telefono con cui dialogava, come lo vedesse apparire per la prima volta, caduto forse da una galassia lontana. La bocca socchiusa e stupita.
Kriptonite? Ma questa è kriptonite? Cielo… kriptonite.
Fa no con la testa. “Vabbhe che c’entra.” Risponde seccata. “Pure l’immagine che uno si fa, dai. Che quella è una stronza che sputtana tutti da Arona a Domodossola. Che nervoso ‘sto treno di merda che non c’e mai linea quando devi dire una cosa importante.”

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