L’olistica di Savien (in cuffia : jill scott – cross my mind)

“Stanotte non è stata bene perché non ha digerito.”
“Ancora?” 
“Va’, non ti dico. Le ho alzato pure le gambe, un lamento continuo. Che poi, senti, le ho dato la pasta in bianco, le mezze penne, mica qualcosa di freddo; davvero, non so…”
“La pasta? lemezzepenne??”
Risponde l’altra, gli occhiali di un’altra epoca, il naso diffuso di Cyrano de Bergerac; muove le mani come nel Grand Guignol. “Maccheglidai? Non c’entra mica”, dice secca, tutta fili, orrore e teatrino.
“Ah no?” Lo stupore rapisce il volto della donna fiacca, forse stanca di essere badante di sua madre nella vita. “Non c’entra?…”
“Maccertocchennò!”
L’esclamazione di Cyrano è ovvia, imponente, categorica. Pare provenga dalla propaggine sulla faccia. 
“Il tuo corpo va in panne per cercare il calore. E se cerca calore, tu, che gli vuoi dire?”
Oh, Diable.
Diable d’un Bergerac!
Laurea alle spalle, accento pugliese, inflessione galloromanza, ore ed ore di lavoro in medici senza frontiere, incede nella  gesticolazione appassionata.
“Ovviamente era una domanda retorica” continua, “che gli vorrai dire ad un corpo dolorante, intendevo.”
“Ah.”
L’altra pare in soggezione, un po’ schiacciata sul sedile blu cobalto trenord, attendendo, però, una qualche risposta scientifica che superi la retorica. Qualcosa che abbia valenza chimica o, che so, logica, fisica, teatrale. 
Annuisce, un po’ beota, un po’ minus, un po’ habens: “…che gli vuoi dire?” chiede sussurrando timidamente, vittima degli eventi.
“Ehcchéglidicicaralamiaamica! Macchéglivorraimaidire. Gli dici che il cibo è un brutto affare. La pasta, il glutine. Stecosequi. Pane e panelle. Maddai é ovvio che é sbagliato!  Basterebbe considerare l’approccio multidisciplinare ed usare i semplici miracoli dell’ olistica.”
“Bhe…si… se é multidisciplinare…”
“Siccerto. Ma poi è inutile. Che c’è una mancanza di sapere in questo cazzo di paese, che se parli di olistica al tuo medico quello ride e  riempie tua madre di medicine. Con i soldi che prende dalle farmacie, poi.”
“Ecco… veramente…”
“Appunto. Carboidrati ci vogliono. Bastano quelli!”
“E la pasta che le ho dato, le mezzepenne, non è un carboidrato?”
Il luminare, allora, perde il sorriso; ci pensa su. 
Guarda improvvisamente il tetto del suburbano facendo prima correre gli occhi sul dorso del naso.
Scuote la testa poi, impermalita, si volta a fissare per un attimo un bambino che rompe i coglioni da mezz’ora con il suo videogioco ad alto volume. 
“Ma si, certo” risponde Cyrano bruscamente “anche se i farinacei” farfuglia “…facei… tassi… massi…”
“Eh?” L’altra, minus habens, pare confusa. Non capisce la lingua.
Cerca di avvicinare un orecchio. Poi l’altro. “Non ho…”
Ma il blasonato, il dotto luminare, non l’ascolta più. 
Quella, è Savinien de Cyrano de Bergerac, mica un passeggero qualsiasi! Snobba la questione che rimarrà, d’ora in poi, dei poveri guasconi badanti. 
Si appassiona ad altro.
Sguaina la spada, digrigna i denti.
“Eccheschifo. Ma la madre di ‘sto microcefalo come l’ha educato?”
“Bhe… in effetti…”
“Quelle sono le merendine. Gli additivi, i coloranti. Vedi la mamma come gli sta mandando in pappa il cervello a sto piccolo stronzetto tartaruga ninja”
Questo treno è diretto a: Varese. Prossima fermata… Canegrate.
“Poi piangono!”

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