Whatsapp (in cuffia : Say – Kem)

Ti ti ti ta ti ti ta
Ti ta ti ti ti.
Ta ra ra ta ti tiriti
“Senta. Signora.”
L’uomo dalla voce profonda batte ritmicamente le palpebre. Ha la barba folta. L’incarnato cadaverico.
“Mi scusi…”
Ti ti ti tarara ti…
“Eh?”
La donna si arresta. “Cosa?” Risponde. Tiene sospesa la mano. “Che?” Ripete sussurrando.
Le dita ciondolanti tra i tasti del cellulare ed una narice.
Si volta, si guarda cauta attorno.
Nessuno.
Come Polifemo, si acquieta.
Riprende il suo telefono, che ha le fattezze di una Olivetti M40 e ritorna, umide labbra, a fare il suo sporco e duro lavoro: digitare.
Digitare sino alla morte.
Tic tic ta ta ta… tiriti ta ta
Quella bocca sempre così stirata. Siliconata. Rosso rubino.
Tarata titi ti ti ta 
“Signora. Scusi. Ma può. ..?”
Ti ti ta ta ra ra…
“Eh?”
La donna all’erta, si gira tesa e, come avesse una spada greca tra le mani, taglia di netto l’aria con l’antennone del cellulare.
É baruffa. Conflitto. Guerra.
“Può smettere? “, lui.
“Prego? Cosa?”, lei.
“No. Dico. Per favore, potrebbe smettere con quel rumore impossibile di quel… quel telefonino… Quel coso? Credo esista la funzione silenziosa, signora.”
“Ma…ma…” alla donna cresce improvvisamente il mento come fosse la barba di Polemos.  Il piglio, quello duro di Atena in terra di  Troia, tra le zampe legnose del cavallo di Ulisse.
L’uomo, non sa. Non capisce.
Infierisce.
Ferisce.
“Vede, signora” sibila “Starei leggendo la Repubblica. E sarebbe, tutto sommato, un treno silenzioso se non fosse per questo digitare continuo. Questo componimento meccanico. Questo maledetto e tedioso ti ti ti che produce gratuitamente da mezz’ora.”
“io… ma lei…alalà..  voi..io…”
“No. Perché immagino non abbia affatto sentito l’annuncio in cui si chiede di tener bassa la suoneria.”
Jane Austen dell’alta velocità, Saffo de noantri, è ormai paonazza. Tiene sospeso il cellulare, la macchina da scrivere, come fosse una pianta carnivora.
Osserva, con occhi carichi di fiele, l’uomo barbuto.
“Lei…”
“Che?”
“Lei. ..”
“Cosa?”
“Lei” balbetta “lei”. S’inceppa un tasto, una lettera. La pianta ingoia una mosca. “Lei. signore cafone e maleducato.” Strepita. “Sto mandando solo un messaggino con whatsapp!!!!!”
“Ah… bhe… allora!”
Italo, questo treno è diretto a Roma tiburtina. Si informa la gentile clientela che non è consentito fumare.
Rammentiamo che parlare ad alta voce o tenere alto il tono della suoneria del cellulare può recare disturbo agli altri viaggiatori.
Inoltre, ricordiamo che whatsapp è totalmente bandito sui nostri vagoni.
Buon viaggio con Italo.

Brutta giornata (in cuffia: dans mon île. Henri Salvador)

– Ma che cosa chiami il nonno?!?
L’Occhio del tizio si danna e si affanna  impulsivamente. Obliquo.
– Il nonno non sa neanche che cosa tirare fuori, il nonno. Non sono su quella linea i cavi! Adesso mi aspettate, io vengo lì diretto con Francesca e vediamo. Nonno devi lasciarlo stare.  Dai. Si, si. Va bene. Ciao.
Click.
– Il nonno. Figurati.
Percuote con la mano la coscia, ad autoflagellarsi. L’iphone è lanciato istericamente nella borsa in pelle.
– Cosa è successo?
– Eh, cosa è successo. Che le cose vanno fatte con la testa!
Improvvisamente il piede stressato si impunta ritmicamente sul pavimento.
Tac tac tac tac tac
– Batteria scarica?
Piede stressato lo guarda come se avesse fatto la domanda più idiota del mondo.
– Scarica… si ma me l’hanno scaricata loro. Quei cretini.
Tac tac tac tac
– e adesso?
– Adesso Francesca ha chiamato Andrea che chiama casa e vediamo. Hanno lasciato il ventilatore acceso, la batteria accesa, le luci accese. Tutto acceso. Il cervello no. Quello è spento!
– Succede
– See. Cresci una famiglia e questo è il risultato.
Si informano i gentili viaggiatori che questo treno viaggia con un ritardo di 25 minuti. Trenord si scusa per il disagio.
– Vedi? tu che ti lamenti.  C’è di peggio…
– Mavvaffanculo va!
Tac tac tac tac.

Chimica (due ragazze allo sbando)

– E cos’altro ha spiegato?
– Nulla. Quello che leggi. Non c’era una mazza da dire alla fine. L’energia che spinge i protoni fuori poi questi vogliono tornare dentro e… Niente. Queste cose qui.
– L’energia protonica…
– Sì, ma niente di che.
Apre il libro. Punta il dito. Chiude il libro.
– Io spero che la Fede si limiti perché veramente sa troppe cose. L’altra  volta io e Roberto stavamo ripassando poi è arrivata lei e si è messa a dire un sacco di cose ed io non ho capito piu nulla.
– Ma perché lei è precisa.
– Si, però… Che poi, la Fede l’ha pure detto, perché lei si mette a cercare le cose su internet, se no non capisce. Ma questa è pazza. Ma fai le cose che ti dicono di fare
– Qui come è la formula?  Il gruppo acetile si unice  al coenzima o quello se ne va?
– Mah…
– com’è?  piruvato decarbassi…dercabosdillosi?
– derca…forse bossilosi…
Apre il libro. Gira una pagina. Dito sul naso e sguardo ottuso.
– ma che ne so…
– È l’esempio della foglia che ha spiegato, mi pare…
– Ah sì. Quello. Se l’aria è ferma sulla foglia l’acqua fa fatica ad uscire. Solo questo so dell’ultima parte. Una cazzata.
– Non ho capito una mazza.
– Ma sì… sinplastica apoplastica. L’ho scritto qui… da qualche parte. Mo’ non lo trovo… Comunque, niente di che… l’accumulo… ma sì, apoplastica… accumulo…
– Ah…
Sfoglia il libro. Chiude il libro.
– Quella stronza della Fede! Speriamo che non venga a farci fare una figura di merda.
– Che palle!
– Si, davvero.

Là vicino

– …Ma secondo me, no! Lui deve scendere a Garibaldi e prendere la metro.
– Ah.
– E va a Cadorna.
– Ah. E sì…
– E poi scende in via Carducci per la 50 verso Lorenteggio.
– Sì sì. Capito.
– Via Foppa e sempre dritto. Altrimenti deve scendere a Lancetti.
– Vero.
– E deve prendere la 702 per Lotto. Lotto, mi raccomando.
– Allora mo’ lo chiamo.
– Chiamalo, diglielo. Hai capito?
– Sì. Sì. Mo’ lo dico.
– Bravo!
– Pronto? Ohu. Mi senti? 
Prossima fermata Parabiago. Questo treno è diretto a… Treviglio.
– Mi senti? Sto cazz di telefono. Allor senti a me. Non fare quello che ti ho detto stamattina. Tu scendi Garibaldi prendi metro verde e prendi e vai a Cadorna… eh? Pronto? Sì… senti a me, sentimi. Scendi a Carducci e prendi la 50 che va a Lorenteggio via Foppa, hai capito? Pronto?
– Se no, Lancetti (l’altro di fronte, sottovoce ma non troppo) digli la 702!
– Altrimenti Lancetti. La 702 e vai a Lotto hai capito?… pronto? Sì. Lotto. Va bhe… bravo…  ciao!
– Gliel’ho detto!
– Te l’ho detto, fa prima.
– Eh si. In effetti se scende a Lancetti è meglio.
– Perché se tu vai lì poi prendi Carducci, Bolivar e arrivi.
– Eh sì. Eh sì. 
– Perche Lorenteggio è molto lunga.
– Sai cos’è? non mi ricordavo perché non li prendo mai i mezzi di superficie. Perché ieri sera me lo ha chiesto e gli ho detto della metropolitana. 
– Basta fare il capolinea Cairoli e poi va a Corsico e fa la Lorenteggio. Bolivar e poi la 50. 
– Mmmh…
– Sai dov’è? Vicino all’Esselunga.
– Eh…
– Sai dove è l’Esselunga?
– Eh… sì. Vicino. Là vicino.
– Bravo!

Il pranzo

– Quel genio di mio marito si fa sempre infinocchiare da suo fratello. Niente! Ha deciso di uscire a Cassano Magnago perché glielo ha detto lui e lui è uscito! Punto. Un buio pesto e siamo usciti in un paesino… Crubono, Crugnono di magnago, Crugnanodicomecaspitasichiama.
– Mai sentito
– Ma che ne so. Una rabbia.
– E cosa avete mangiato?
– Da scoppiare! Risotto rosso con la fonduta. Trofie con Pomodorini e speck. Poi il  pesce e poi il sorbetto e poi l’arrosto con le rosette di carciofi.
– Leggero…(ironica)
– Macche’ .  Anche la torta. (Come far smarrire per sempre una figura retorica). Avrei voluto far inserire pasta allo scoglio ma da noi c’è tanta gente che il pesce non lo mangia.
– Ma intendi spaghetti?
– Eh?
– Spaghetti allo scoglio?
– Si. Bhe. Quella cosa li.
– Ah…
– E sai quanto abbiamo pagato?
– Bhe…non so …
– 105 euro tutto compreso!!
– Per tutti?
– No. A persona.  C’han fatto un prezzo..ma Perché sono amici di amici dei nostri amici. Altrimenti…
– Vi han trattati bene…
– Eh si eh. Serve conoscere.

Storie di bulli

– Ma se voi passate dalla cucina vi do io da mangiare in più (bullo 1).
– Chi è che hai invitato? (bullo 2)
– Germana. Alessia. Maura. Viky. Laura…(riflessione e labbro in caduta. Bavoso. Sitibondo )..si chiama laura?
– Si. Laura.
– E di femmine, basta cosi? (bullo 3)
– Si, poi ho in classe una che sembra un maschio.
– Chi ? 
– Quella bassa. Coi capelli di  benza bruciata.
– La marika! (bullo 3)
– La marika…si. (bullo 1) Quella che è fidanzata con il tizio che ha la faccia da droga e che ha la sorella in terza.
– Aspetta, sono due quelle che sono in terza. (bullo 2 ruminante) La giulia e la…la…
– Togli il cappello. Oh! Togli sta miseria di cappello. (bullo 1)
– No. C’ho la cenere (bullo 2)
– Eh? Perché? togli il cappello e c’hai la cenere? (bullo 1)
– Oh, bello di mamma, vedi di non sporcargli le scarpe che quella è forfora! (bullo 3 mano tesa)
– Oh va bhe…(bullo 2)
– Cazzo, (bullo 3) ieri sono caduto dall’altalena tre volte. Che pure tu…
– Io? Ma che dici? (bullo 2 entrato in modalità mobbing)
– Ma si. Ti ha fatto cadere Amin 
– Ma che stai dicendo? (bullo 2)
– Ma dai che mi ricordo troppo bene te lo devi troppo ricordare! (bullo 3)
– Ma va me lo sarei ricordato… (bullo2)
– Mavvaffanculo che sei caduto!(bullo 3)
– Oh oh.. Vanzago…
– Esci. esci. (Porte in chiusura. Faccia da beota)
– Minchia, il cappello!

Curriculum

Lei, testa colorata:
– Ma se io te le mando tu riesci a farla?
Lui, occhialini e cuffia ad un orecchio:
– Si. Però come vuoi farla?
– Grande. Enorme.
– Ma per il curriculum non serve.  Basta una fototessera.
– Si ma che c’entra  Voglio che si ricordano la faccia. Una foto figa.
– Ah. Ma tanto hai già i capelli rossi. Uno si ricorda.
– Che c’entra. Sono tinti. Dove te la mando? Continua a leggere